mi si accostò come la neve si posa sul manto erboso in inverno, mi si accostò accanto e mi chiese <Perchè stai soffrendo?> Rimasi a guardarla un momento non ben definito chiedendomi se la domanda era corretta, poteva essere posta ad uno sconosciuto perso nei suoi pensieri. Balle, certo che poteva essere posta, il problema era che m'avevo sconvolto, colpito nel segno. La guardai meglio, aveva lunghi capelli ricci ed un viso magro, scavato, quasi come se ,impossibile in effetti, il problema la stesse angustiando da tempo. Continuò <Sarai sorpreso dalla mia sfrontatezza, ma è un po' che ti osservo e non ho fatto a meno di chiedermi perchè soffrissi.> Ormai non potevo più concedermi il lusso della sorpresa quindi le dissi ridendo <Si nota così tanto?> In quel momento le si illuminarono gli occhi e rispose <Ora va meglio! Ti ringrazio del sorriso che m'hai donato, è il primo da molto tempo in effetti.> <Ahahaah bè se è per questo anche io non ridevo da almeno una settimana e non posso fare a meno di ringraziarti a mia volta, se fossi un poeta ti definirei un raggio di sole tra le tenebre, e credimi..al momento non ho altro che tenebre attorno.> <Sei un poeta? Sai l'avevo immaginato, i vestiti lisi, il bavero alzato sul mento, tutto di te parla di...

zappato da francesco @ 19:29 - domenica, 30 luglio 2006
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accostandomi alla porta della solitudine riverso le mie paranoie su carta seppur virtuale, e con fare dignitoso traccio i segni che rinchiuderanno i demoni nell'aldilà del nero su bianco, dove spero rimarranno per molto tempo, finchè una loro vittima non li invocherà con i segni tangibili dello sprofondare in una qualche dimensione solo relativamente reale.
Ciò che ci differenzia davvero dagli animali è il fatto di poter invocare questi spiriti, benevoli e malevoli a seconda dello stato mentale a cui ci sottoponiamo quotidianamente..tutta la nostra vita non è che un incantesimo maggiore

 

qualcuno mi ridia la parola.

zappato da francesco @ 19:11 - domenica, 30 luglio 2006
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tic tac tic tac i secondi scanditi dal fumo voluttuoso che s'alza fino al soffitto e si disperde in trame complicate, in aneddotti spesso divertenti nella loro tragicomicità, tic tac ti tac i minuti scanditi da quante sigarette uno può accendersi in questi momenti, già quante? è incredibile come ci si possa abituare a tutto, a camminare a testa in giù, a pensare a gambe all'aria, a riflettersi in una piccola lente d'ingrandimento ritagliata dalla scheggia di una vaschetta per pesci rossi, in quel riflesso che prende nome di specchio dell'anima, lì che forse sta il bandolo ed è da li che temo di essere partito con il mio filo per finire dispero di fronte a questo bivio. Tornare indietro ora è difficile, complicato ma devo provarci, anche solo per poter dirle un giorno io ho tentato.


la musica è magia, e come tutte le magie ha bisogno del momento adatto e della partecipazione giusta. la musica è un incantesimo a cui devi credere, e sta nel momento la realizzazione dell'incanto. come le mezze verità che comprendi negli assolati pomeriggi estivi, quelle che ti colpiscono come un espresso lanciato a folle velocità e ti tramortiscono per parecchi secondi, a seconda se siano verità o mezze verità. e la musica è così, ti può aiutare ad approfondire te stesso, può essere la corda di sicurezza per le calate nelle profondità dell'io, oppure può essere la benzina che brucia in sala macchine e che ti spinge a premere quel piede su quel pedale, può essere la passerella sul lago ghiacciato con in fondo il precipizio scuro e ,ritieni, inarrivabile. e poi c'è il rumore, il rumore è la musica grezza, il rumore è il moschettone d'acciacio che ti sostiene nei meandri dell'essere, è il petrolio grezzo non raffinato ed è anche la torcia con cui illumini i bordi di quel mare salato che chiami coscienza.

zappato da francesco @ 18:49 - venerdì, 28 luglio 2006
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staccate la spina.
scusi dottore ma come?
avete sentito, staccate la spina
ma non crede che prima dovremmo provare a curarlo? e poi staccare la spina mi sembra esagerato, lei non crede?
fate come ho detto.
ma dottore, per un banalissimo raffreddore?
è la volontà del paziente.

zappato da francesco @ 18:20 - venerdì, 28 luglio 2006
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e dopo un ennesima notte passata insonne, con la vicina che probabilmente smadonna al minimo rumore, bè dopo questa notte, mi chiedo se non sia il caso di stringere l'uscita, registrare gli accessi ed in genere stare più attento a chi chiede la carità, xchè sì essere benevoli, ma non innoecenti, l'innocenza è un prezzo troppo alto da pagare una volta adulti, e se ve lo dico io..

zappato da francesco @ 05:18 - martedì, 25 luglio 2006
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<< Non si conoscono che le cose che si addomesticano >>, disse la volpe. << Gli uomini non hanno più il tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami! >>
<< Che cosa bisogna fare? >> domandò il piccolo principe.
<< Bisogna essere molto pazienti >>, rispose la volpe. << In principio tu ti siederai un pò lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un pò più vicino... >>

Il piccolo principe ritornò l'indomani.
<< Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora >>, disse la volpe. << Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sà quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti >>.
<< Che cos'è un rito ? >> disse il piccolo principe.
< < Anche questa è una cosa da tempo dimenticata >>, disse la volpe. << è quello che fà un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora diversa dalle altre ore. C'è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza >>.
Così il piccolo principe addomesticò la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
<< Ah! >> disse la volpe, << ... piangerò >>.

zappato da francesco @ 01:42 - domenica, 23 luglio 2006
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Potevi usare parole migliori
potevi dire "non va così"
io volevo regalarti solo accordi maggiori
e invece hai scelto un giro di si
si può o non si può amare senza rancori
se lo puoi fare rispondimi
Io sto qui... ancora
e tengo aperta l'anima
resto qui... da allora
finché non volti pagina

Dovevo offrirti grosse emozioni
portarti fuori, sorprenderti
stordirti col rumore di potenti motori
e invece giro da sempre in sì

Io sto qui... ancora
e non ci voglio credere
resto qui... da allora
cercando di sorridere... ma...

Il tuo viso
il sorriso
quello che ho condiviso con te
e la casa
e ogni cosa
fare la spesa o ridere
e non posso, io
non ci riesco io
non rinuncio io
ti denuncio
se mi lasci

No, honey please, I'm just tryin' to breath
why don't you stop taking care of me
I've go a bad bad feeling 'bout you and me
I want my life back, and my fantasy

Si può o non si può amare a piccole dosi
girare il mondo restando qui
parlarsi piano piano e cancellare gli errori
senza rischiare di perdersi

Io sto qui
ancora
e tengo aperta l'anima
resto qui
da allora...
Io sto qui
sto qui

fletto i muscoli ad un passo dal precipizio, intorno a me caos e confusione colano dal bordo della ragione nel tetro baratro della follia. attorno a me le persone muoiono o si sciolgono come le mie certezze in un assolato dubbio estivo. il ventilatore sputa le sue insodabili verità mescolate a freddure e io mi trovo a pensare se sia ancora il caso di stare qui. fermo. immobile, dominato dalla mia apatia come un capitano di vascello in mezzo ad un oceano di insicurezza, e la paura che sembra aver preso il controllo della nebbia mi rende indietro fantasie visive degne del migliore artista astratto, cupi vortici d'aria disegnati da dita tremolanti mi inghiottono e mi fan realizzare che in fondo precipitare è quello che ho sempre immaginato, cadere. sto cadendo.

zappato da francesco @ 15:05 - martedì, 18 luglio 2006
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è un po' come la storiella delle 3 casette di paglia di legno e di mattoni. cammini per un po' magari rapito dal paesaggio, arrivi in un buon punto e pensi <Credo che mi fermerò qui. si.> e di buon umore inizi la costruzione di quella che sarà la tua dimora. per la fretta e l'inesperienza non getti le fondamenta ma ti dedichi subito al tetto, le pareti? quattro steli d'erba ed un po' di paglia basteranno. Perchè proprio al tetto...bè perchè vorresti avere fin da subito la casa più bella e pensi che non potranno non notare il tuo stupendo tetto in tegole d'oro massiccio e pietre preziose. Ma...Alla prima tempesta ti accorgi che questa soluzione non va bene, hai dedicato troppo tempo a renderla graziosa senza pensare alla solidità. E sei fortunato che la prima tempesta tutto sommato è stata un acquazzone primaverile, ma non ti scoraggi. no, qualcosa dentro di te te l'aveva fatta mettere in conto, insomma sapevi che sarebbe andata a finire così ma come al solito ti eri fidato troppo della tua buona stella. capita. si ricomincia. Questa volta la farò graziosa ma resistente, userò il legno. Sì mi sembra un ottimo materiale, e poi è così naturale, ti sembra di essere più a contatto con la natura, si la nuova soluzione ti piace, farò così.
E pazientemente ricomincia la costruzione, prima le assi a far lo scheletro, e poi la legna pregiata a vista, chessò un po' di ciliegio che profuma e ha quella tonalità rossiccia che si abbina facilmente ai mobili romagnoli, si andrà bene il legno.
Ma forse l'esperienza non ti aveva insegnato molto, questo è un pensiero del senno di poi, sì xchè al momento la tua piccola ma gradevole casetta di legno ti sembra la fine del mondo. Già, la fine del mondo. Chi avrebbe potuto immaginarlo? Un uragano, a queste latitudini..impensabile! Eppur si muove. Eppure è successo e guardala ora. Preso dallo sconforto ti metti a vagare un po' qua e là, ti senti scoraggiato, il morale sotto le scarpe. Come è potuto succedere? Eppure ero stato avvertito, lo sapevo che avrei dovuto costruirla solida, dove ho sbagliato? E tutto ad un tratto ti ricordi delle fondamenta, ti ricordi che le case del paese accanto sono fatte di mattoni e ti chiedi se davvero dovrai farla anche te così, non volevi. Mica per non uniformarsi eh era piuttosto che non ti sembrava il caso di escludere la natura dalla tua casa, di creare un bunker inaccessibile dall'esterno, volevi stare più a contatto con la natura ma scopri che questa non è come l'avevi immaginata. Già non son tutte rose e fiori, la natura sa essere molto crudele quando deve insegnarti una lezione, qualsiasi essa sia. Vedete la natura non ha la misura, lei è dirompente, la misura se la crea e poi ti fa capire che se ti sta bene è così, se no puoi anche fare di testa tua ma al primo uragano sarai stato avvertito in anticipo. Scappa!

zappato da francesco @ 13:33 - sabato, 15 luglio 2006
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musica

Parigi, Parigi a me va bene per non tornare più
così dicevi perché i miei occhi pieni di stazioni e chiese
ritornassero blu
Le mani, le mani già lo sanno che non vivranno qui
e, mi spiegavi, per questo vedi amore non si fermano un momento
e tremano così.

perché le cose non vanno mai come vuoi tu
anzi è più facile cammino ancora di più

Così io ti prendo per mano e ti porto con me
perché a darsi un appuntamento che speranza c'è

Le strade, le strade dei francesi che non ho visto mai
eh, ma se i sogni non li avessi già completamente spesi
in quello che sai

perché le cose non vanno mai come vuoi tu
anzi è più facile cambino ancora di più

Così io ti prendo per mano e ti porto con me
perché a darsi un appuntamento che speranza c'è

E se Parigi è così immensa e tu non hai paura come me
per queste strade di Francia io vengo con te

E allora adesso che ogni cosa ha un nuovo nome
e questo nome me lo insegni tu
com'è che vivo ancora tra una chiesa e una stazione
e i miei occhi, i miei occhi non ritornano blu...

zappato da francesco @ 13:06 - sabato, 15 luglio 2006
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forse è tutta questione di situazioni contrarie, sapete nord e sud.
gli antipodi se vogliamo.
ad ogni modo pensavo, e quindi ho un buon 50% di probabilità di stare sbagliando, ma pensavo..
che nella vita forse quello che mancano son proprio le situazioni contrarie.
mettiamo una serata no, tutto quello che è successo vi ha portato ad avvalorare la tesi che vi tiravate dietro da tempo..no? bè tutto ad un tratto una situazione contraria vi smonta, in pochi secondi eh. ed il smontare non è necessariamente a vostro svantaggio, non sia mai. ma semplicemente vi allibisce lì per lì. non ci speravate. e allora magari ve ne partite per un viaggio forse senza ritorno, un viaggio che si traduce nel se, nel forse o anche nel però. ma se ci fossero situazioni contrarie per ogni opposto? ma forse coesistono entrambe in base alla propria fortuna? però non sempre queste situazioni accadono, se ne stanno lì buonine, attendono il segnale, il là. e poi accadono. a ragione ci sono momenti che valgono una vita, e poi la vita risponde. qualcosa di simile, davvero il filo l'ho perso, ma sono sicuro, che qualcosa di serio lo volevo dire.

 

 

ho come l'impressione che si apra un nuovo periodo...a che prò, o quiproquo in ogni modo...i popcorn son finiti. doh!

zappato da francesco @ 02:07 - lunedì, 10 luglio 2006
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