E sali e sali e sali e non vai da nessuna parte. È l’illusione del progresso. Quello a cui vuoi pensare è la tua salvezza. Quello che la gente dimentica è che un viaggio verso il nulla può anche cominciare con un passo.

Se Gesù Cristo fosse morto in prigione, senza nessuno a guardarlo, a torturarlo o piangerne la morte, saremmo stati salvati lo stesso?
Con tutto il dovuto rispetto.
Allo stesso modo in cui un albero cade nella foresta e nessuno è lì a sentirlo, capisci, Se non ci fosse stato nessuno a testimoniare l’agonia di Cristo, saremo stati salvati?

Realizzi che la gente fa uso di droghe perché è l’unica vera avventura intima che le rimane nel suo mondo fatto di vincoli temporali, leggi, ordini, e limiti dati dalla materia.
È soltanto con le droghe o con la morte che vediamo qualcosa di nuovo, e la morte è un po’ troppo definitiva.
Realizzi che non c’è ragione di far nulla, se nessuno ti guarda.
E ti chiedi, Se alla crocifissione ci fosse stata meno affluenza di pubblico del previsto, l’avrebbero rimessa in programma?
E capisci che l’agente aveva ragione. Non hai mai visto un crocifisso in cui Gesù non fosse praticamente nudo. Non hai mai visto un Gesù grasso. O un Gesù pieno di peli. Da sempre, in ogni crocifisso il Gesù potrebbe fare il modello a torso nudo dei jeans di marca o dei profumi da uomo.
La vita è esattamente come ha detto l’agente. Capisci che se non c’è nessuno a guardarti, tanto vale restartene a casa. A divertirti da solo. A guardare il telegiornale.
È intorno al centesimo piano che comprendi che se non sei in videocassetta, o ancora meglio, dal vivo in satellite, spiaccicato davanti al mondo intero che ti guarda, tu non esisti.
Che sei quell’albero che cade nella foresta e di cui nessuno gliene frega un cazzo.
Puoi fare qualsiasi cosa. Se nessuno lo nota, la tua vita si azzera. Nada. Zero assoluto.
Che siano vere o meno, questo è il genere di grandi verità che ti si affollano dentro.
Capisci che è la nostra sfiducia nel futuro che ci rende difficile il distacco dal passato. Non riusciamo ad abbandonare il concetto di quello che eravamo…. La ragione per cui ogni volta che buttiamo via qualcosa ci assale la nostalgia è che abbiamo paura di evolvere. Di crescere, cambiare, perdere peso, reinventare noi stessi. Di adattarci

Dal momento che il cambiamento è costante ti chiedi se la gente desideri se la gente desideri tanto ardentemente morire perché è l’unico modo di raggiungere qualcosa di realmente finito..
..
l’unica differenza tra il suicidio e il martirio è solo nella quantità di articoli di stampa.
Se nella foresta cade un albero e non c’è nessuno che lo senta cadere, non resta semplicemente a terra a marcire?
E se Cristo fosse morto per un’overdose di barbiturici, da solo sul pavimento del bagno, adesso sarebbe in Paradiso?
La questione non era se mi sarei suicidato oppure no. La questione era che tutto questo, questo impegno, questi soldi e questo tempo, il team di team di scrittori, le medicine, la dieta, l’agente, i piani di scale su e su verso il nulla, tutto questo l’ho fatto per potermi togliere la vita con la totale attenzione di tutto il mondo.


"chuck palahniuk.. survivor"

zappato da francesco @ 23:28 - lunedì, 23 aprile 2007
commenti (1)

sproloqui

la mia generazione....zero..
sono provinciale, è certo. forse pretendo troppo da questa realtà banale e stanca di esistere, che si trascina da troppo tempo per non dar nell'occhio, per non sfigurare. i suoi ragazzi sono cloni di cloni, marionette in mano a persone senza scrupoli. sono innocenti.
ragazzi poco cresciuti con in mano armi di distruzione, non di massa, sono provinciali ;)
armi per ferire il prossimo, armi per migliorare l'autostima, armi per convincersi che loro valgono. "loro.." o "noi.."?
dobbiamo per forza accomunarci, due enigmi diversi restano sempre degli enigmi all'occhio superficiale.
rompicapi.
penso che siamo questo per gli adulti di oggi.
ci guardano, ne parlano nei loro salotti buoni, molti han capito la chiave per manovrarci, ma pochi, davvero pochi, ne han compreso le conseguenze.
C'è chi si ribella, non sopporta veder sprecato un potenziale così immenso. illuso, la strada è segnata.
questi piccoli mostri un giorno saranno i genitori che picchiano l'insegnante di turno perchè suo figlio non studia. o la signora borghese che per noia si da al volontariato.
sono stanco, vorrei per un giorno solo vivere la vita come se di fronte a me non ci fosse una certezza matematica di sopravvivere, vorrei che le mie azioni avessero davvero un senso, vorrei parlare con qualcuno non per il gusto del retorico, ma per confrontare le diverse esperienze, maturare insieme, perseguire uno scopo. che non sia lo sballarsi e il fottere sempre e comunque. a qualsiasi prezzo.

vorrei.

zappato da francesco @ 03:23 - lunedì, 23 aprile 2007
commenti

il tempo dei giochi è agli sgoccioli
delle leggerezze dettate dall'incoscienza
degli amori fragili e delle promesse volubili
avrei voluto darti quello che mi chiedevi
ma troppe volte la gente chiede senza dare
sono stufo di fare il primo passo
per una volta non credo che soffrirai troppo ad esporti
non credi?
te lo dice chi non ha mai temuto di farlo
un incosciente per i più, peggio per gli altri
scrutare dentro di se fa male baby
come puoi chiedermi di trovare le parole per te?
sono accanto ad altre che non vorrei più ricordare
tu ridi e piangi al tempo stesso
ti lamenti di una campana di vetro che ti soffoca
non ti rendi conto di quanto sei fortunata
vorrei poterti dire di tenere a te
molto più di quanto non tenga a me

ma le cose spesso fanno male
e non sarò io per te ad aprirti questo mare
baby le lacrime sono salate
ma è nel mare che noi impariamo a nuotare

cercherò dentro di me le parole per te
non sono sicuro siano quelle che ti aspetti
di sicuro saranno piene di difetti
tu accettale se puoi
lassù in fondo non possono sentirci
è inutile gridare il nostro amore
sarebbe meglio seppellirlo
io credo che un domani possa dare i suoi frutti
tieno per te portalo sempre con te
se non lo ucciderai, vedrai
un giorno crescerà e a qualcuno, io penso, servirà

ma le cose spesso fanno male
e non sarò io per te ad aprirti questo mare
baby le lacrime sono salate
ma è nel mare che noi impariamo a nuotare

zappato da francesco @ 02:45 - lunedì, 23 aprile 2007
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vagiti

diversamente abile
trattato come un essere più che instabile
osteggiato dall'essere superiori
inammissibile l'ammetterlo
inconcepibile il non saperlo
devolvono parole di amicizia in forma di volontariato
svolgono un attività di terrorismo mascherata da cortesia
celata dietro ad una coscienza nera
anima che ti assale nel buio della tua stanza
sale l'astio per chi ha gettato luce nel pozzo
cresce l'invidia per chi ne appare immune
salvifica l'anima di noi poveri mortali
il ruolo che inconsciamente impersoni
danneggia l'essere perfetto
indica il difetto supremo dell'autoconvinzione assistita
siamo tanti piccoli punti che tracciano una strada
nel viaggio che porta alla fine
mammuth di un era preistorica in transito
la meta il cimitero degli elefanti
erigere case sulle ossa degli antenati
spostare paletti per il vivere comune
e cade la morte su chi se ne allontana
preso dal fatto di riconoscerne la fine
ampio spazio per l'abduction dell'anima
scompare nello spazio lasciandosi dietro
detriti dalla forma umana, ossa e denti
per ricordarci come eravamo
prima che l'assoluzione scendesse a guidarci
guidata da demoni e angeli in forma umana
la terra brucia di una coscienza nuova
mentalità aberrante, evoluzione dell'io
cresciuta nel sangue, maturata nell'odio
vivente nel vuoto.

zappato da francesco @ 17:22 - mercoledì, 18 aprile 2007
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vagiti

mi sento arido e stanco
la gente intorno a me è falsa,
marionetta in mano ad un filo conduttore unico
l'esaltazione del corpo e dell'apparenza
legata indissolubilmente alla parvenza di sè
l'approvazione degli altri è solo l'ennesima riprova di ciò che si pensa già
il cercarla è solo un pallido compromesso per l'esaltarsi nell'io
i compromessi per possederla sono il tributo di sangue ad un dio ormai morto
suicida dopo l'essersi specchiato nel suo prodotto più maestoso
l'intelletto fine a se stesso
di alcun scopo sprovvisto
nel suo incespicare autoreggente
un moribondo che da del malato alla sua nemesi
costante riflesso di un mondo inverosibilmente realistico
trova la sua spiegazione nell'essere presente e nel sapersi adattare
trova la sua fine nel sapersi adattare all'essere presente
vige la censura su queste anime deboli
marchiate dal fuoco di una perfetta chimera
stuprate dell'unica parvenza di sè verosimilmente possibile
da chi di parvenze di sè si pavoneggia
nell'antro nascosto pertugio dell'anima
calda vagina di un autocrearsi infetto

zappato da francesco @ 00:58 - mercoledì, 18 aprile 2007
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stavo pensando di aggiungere l'ennesima colonna sonora al blog, stavo pensando di fuggire da tutto per una destinazione che potrà essere la mia fine, il mio inizio o a dire il vero un solo passaggio del mio già pa(r)tito essere.

Limitarmi o l'imitarmi non è a mio favore, lo sapevo, ma è tanto difficile capire la via che il semplice scimmiottare quello che in realtà pensavo di fare potrebbe essere una soluzione temporanea ad un annoso problema, il mio vivere su questa terra popolata dalla gran parte da individui meschini e paurosi, da un branco di bestie che ruminando rumorosamente si dirige di gran carriera verso la fine del buon senso e dell'intelletto. Attorno a me le persone sono cieche, assogettate al tran tran che altri han deciso per loro, fragili come un lamento disperso ma al contempo amplificato dal vento. E se il massimo che la folla potrà produrre sarà un mugolio sommesso, allora sarà nei diversamente abili la possibilità di riscattarci da questo giogo di falsità ed ingiustizia. Loro che per loro natura, sono estromessi dal target spietato di questo regime anestetico, di questa lenta nenia che dimenticare dei nostri natali ci fà.

Per quanto mi riguarda, non sono ne diverso ne dissimile, come ho detto, lo scimmiottare non ti esime dalle brutture ma ti contagia nel suo torpore anestetico. E quando sei a bordo di un aereo che sta precipitando, l'ossigeno distribuito dagli appositi vani è un ottimo modo per non vedere.

zappato da francesco @ 15:15 - mercoledì, 04 aprile 2007
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Io prete dei disperati e di quelli che ne combinano di tutti i colori, mi arrabbio quando sfogliando i giornali, leggo pagine su pagine che parlano del bullismo dei nostri ragazzi, dei branchi che nascono ad ogni piè sospinto e dello sfascio delle aule scolastiche. Mi rifiuto di credere che questi siano i nostri ragazzi. Vorrei anche ribellarmi alla facilità con la quale i quotidiani indugiano e rimestano dentro le cose peggiori.
Ho fatto, perciò, un gran sorriso liberatorio quando ho letto una settimana fa sul Corriere la storia di due ragazze diciottenni che negli intervalli scolastici e nel week-and vanno ad aiutare i disabili del don Orione e gli anziani della Casa del Cardinal Colombo.
Nonostante la maturità in vista, gli impegni scolastici e l'ansia delle mamme che vorrebbero a tutti i costi le figlie abilitate con il massimo dei voti, loro da anni continuano nella linea dei piccoli gesti solidali. Sono ancora più contento quando proprio le due, hanno reagito contro i luoghi comuni del disagio giovanile, ribadendo con il cipiglio e con la vivacità delle ragazze vere "che si vedono più bulli in televisione che nelle aule scolastiche". Finalmente una boccata di aria sana e positiva!
Io potrei aggiungere decine e decine di altre storie di ragazze e ragazzi adolescenti che si impegnano in attività di solidarietà con costanza e grande equilibrio. Sono loro i primi a credere che aiutare gli altri fa bene a noi stessi. Noi facciamo ogni anno il Mercatino della Solidarietà. Si mobilitano per settimane volontari che devono prima cercare gli oggetti da vendere e poi organizzare la vendita.
Quasi sempre ci sono studenti che con allegria e impegno seguono il tutto. Ricordo Elisa 17 anni che più sveglia di tutti in poche ore è riuscita a fregare i venditori più incalliti. Con il sorriso disarmante di una bella ragazza, alla sera della domenica anziché dirti sono stufa e mi avete fregato una festa (come potrebbero dire certi giovanotti immaturi della media borghesia) ha ringraziato ed è tornata in fretta a fare i compiti che non era riuscita a fare a causa dei due giorni di mercato.
Perché non abbiamo il coraggio di diffondere esempi di questo tipo sui quotidiani e sui settimanali che contano? Nella nostra testa bacata siamo ancora convinti che si legga più volentieri di omicidi-suicidi tra mariti, mogli e figli che di episodi di impegno civile. Fatemi dire ancora una volta che siamo noi adulti equivoci. Mille lettori in più del quotidiano concorrente, sono soldi e non bazzecole!

Don Antonio Mazzi

zappato da francesco @ 11:13 - lunedì, 02 aprile 2007
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